Comunicazione e disabilità

Comunicazione e disabilità

Nei giorni scorsi sono stati presentati dei principi guida, indicazioni quindi non prescrittive e univoche, ma orientanti per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità, da condividere ed integrare. Tali principi, raccolti in una sorta di manifesto, sono il frutto di un lavoro svolto da un gruppo interdisciplinare, composto da giornalisti e professionisti della comunicazione (videomaker, social media manager, fotografi), insieme ad operatori sociali, genitori e persone con disabilità, con la supervisione di Michele Marangi, docente dell’Università Cattolica.
L'iniziativa è nata da Consolida, con l’Ordine dei giornalisti del Trentino Alto – Adige, l’Assostampa, la Fondazione Franco Demarchi e il sostegno della Provincia autonoma di Trento. 

Studi internazionali dimostrano che spesso l’emarginazione delle persone con disabilità non è determinata dalla menomazione, ma dallo sguardo che posiamo su di loro, a livello individuale e collettivo. Uno sguardo alimentato dalla narrazione mediatica che oscilla ancora tra l’occultamento e il pietismo, ma anche dalla rappresentazione di chi con la disabilità convive quotidianamente, come le famiglie e gli operatori.
La percezione comune della disabilità – ancor oggi prevalentemente legata a limitazione, incapacità, bisogni – influenza la realtà e i comportamenti, sia nelle relazioni interpersonali, sia in quelle sociali. La questione non è, quindi, teorica e formale, bensì sostanziale e riguarda la cultura collettiva. Secondo i dati del Miur (anno scolastico 2016-2017) in una classe italiana su due è presente un bambino con disabilità; gli alunni con disabilità sono quasi il 3% con un aumento di un punto percentuale rispetto a 10 anni fa.

Da qui l'importanza di arrivare alla stesura di sette principi sul comunicare la disabilità.

Il primo principio pone l’attenzione sul fatto che prima della disabilità c’è la persona, che come tutti ha bisogni, sogni, desideri, progetti, pregi e difetti. Altro aspetto riguarda la pluralità: ci sono tante forme di disabilità e chi ne parla dovrebbe prendersi il tempo per comprenderle. Terzo invito è quello di considerare che differenza e diversità non sono sinonimi: la differenza è nella natura delle cose, la diversità è un giudizio che etichetta ed esclude.
Quarto: né sfigati né supereroi. È necessario prestare attenzione allo sguardo, per togliersi le lenti deformanti del pietismo o dell’eroismo. Quinto aspetto: il deficit è personale, l’handicap no: serve imparare a distinguere il limite oggettivo dalle barriere create dalla società. Sesto principio: l’età conta. La disabilità non è un’eterna infanzia, la carta d’identità vale per tutti. Infine spazio ai protagonisti: le persone con disabilità non sono oggetti da raccontare, ma soggetti da incontrare. E a volte scelgono di non raccontarsi.
 
Se condividi questi principi SOTTOSCRIVI ANCHE TU IL MANIFESTO!